martedì, dicembre 23, 2025


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Eddie Munson e l’eroismo dell’abisso anche QUI 

Ci sono personaggi che attraversano una narrazione lasciando una traccia sproporzionata rispetto al loro tempo in scena. Eddie Munson, introdotto nella quarta stagione di Stranger Things, è uno di questi. Apparentemente costruito come figura di contorno, Eddie si rivela invece un nodo simbolico centrale, capace di condensare tensioni culturali, immaginari musicali e archetipi letterari che affondano le radici nell’orrore cosmico novecentesco.

Nel saggio qui presentato, Eddie Munson viene analizzato non come semplice “fan favorite”, ma come autentico anti-eroe lovecraftiano. Leader dell’Hellfire Club, metallaro, narratore orale e paria sociale, Eddie incarna l’outsider per eccellenza: colui che vede troppo, che comprende prima degli altri, e che per questo viene espulso dal corpo comunitario. La sua marginalità non è decorativa, ma strutturale: è il motore narrativo che lo avvicina ai protagonisti della letteratura weird, testimoni di verità indicibili e per questo condannati all’isolamento.

L’analisi intreccia linguaggi e discipline — serialità televisiva, filosofia dell’orrore, cultura rock e metal — per mostrare come la musica non sia un semplice tratto identitario, ma una vera forma di resistenza simbolica. La celebre sequenza di Master of Puppets non è solo un momento spettacolare: è un rito apotropaico, un atto di sfida all’ignoto, in cui il suono diventa barriera contro il caos, proprio come il sapere proibito nei racconti di H. P. Lovecraft.

Eddie Munson non vince. Non viene assolto, né compreso. Non riceve gloria né memoria ufficiale. Eppure, proprio in questa sconfitta si misura la sua grandezza tragica. Come gli anti-eroi dell’orrore cosmico, Eddie oppone al nulla un gesto minimo ma assoluto: la scelta consapevole di restare, di combattere, di non fuggire. Per un istante, l’abisso arretra.

Questo saggio è un viaggio dentro quella fenditura: il luogo in cui la cultura pop incontra il mito, e dove un personaggio televisivo si trasforma in figura letteraria, capace di parlarci ancora — e soprattutto — di noi.


 

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