venerdì, giugno 26, 2026

 

IL VINILE DEGLI ANTICHI











C'è qualcosa di profondamente inquietante negli oggetti analogici.

Non perché siano vecchi, ma perché conservano il tempo. Un vinile non contiene soltanto musica: custodisce graffi, polvere, usura, mani che lo hanno sfiorato, stanze in cui ha suonato, vite che si sono consumate mentre il piatto girava. È una memoria fisica, imperfetta, che continua a esistere anche quando nessuno la ascolta.

Forse è proprio per questo che il vinile rappresenta uno degli oggetti più adatti a diventare protagonista di una storia weird.

Con Il vinile degli antichi, il nuovo racconto lungo di Claudio Foti, in uscita su Fantasy Magazine, l'orrore cosmico incontra la provincia italiana degli anni Ottanta, dando forma a una storia che promette di muoversi lungo il confine dove finiscono i ricordi e iniziano le ossessioni.
Un vinile, una ragazza, una rabbia che trova una voce

La vicenda si svolge nella Latina degli anni Ottanta, una città moderna solo in apparenza, dove sotto i viali ordinati e le geometrie razionaliste sembra covare qualcosa di molto più oscuro.

La protagonista è Chiara, un'adolescente emarginata, schiacciata dal giudizio degli altri e attraversata da una rabbia che nessuno sembra voler ascoltare.

Poi arriva un vinile.

Non un semplice disco, ma un oggetto maledetto, capace di emettere frequenze impossibili, suoni che sembrano rispondere direttamente al suo dolore e alla sua indignazione. Da quel momento la realtà inizia a deformarsi. Chi ha scelto di umiliarla scopre che il proprio disprezzo può trasformarsi in una sinfonia terrificante. E Chiara, finalmente, trova il modo di dirigere quell'orchestra invisibile.

Una premessa che suggerisce un intreccio in cui il soprannaturale non irrompe dall'esterno, ma amplifica emozioni profondamente umane: la solitudine, il desiderio di rivalsa, il peso dell'esclusione.
Il weird non vuole spaventarti. Vuole cambiare il modo in cui guardi il mondo.

Esiste una differenza fondamentale tra horror e weird.

L'horror tradizionale mette in scena una minaccia. Un mostro. Un assassino. Una casa infestata. Il lettore sa, più o meno, quali siano le regole del gioco.

Il weird, invece, fa qualcosa di molto più radicale.

Mette in discussione la realtà stessa.

Non ci chiede di credere ai fantasmi. Ci suggerisce che la nostra idea dell'universo potrebbe essere sbagliata. Che dietro la normalità esista un ordine diverso, inconoscibile, forse indifferente alla presenza umana.

È una narrativa che non cerca il salto sulla sedia, ma quel sottile disagio che continua a crescere anche dopo aver chiuso il libro.

In questo senso, parlare di horror cosmico significa parlare soprattutto di prospettiva.

L'essere umano smette di essere il protagonista della storia per diventare un osservatore accidentale di qualcosa che lo precede e che probabilmente continuerà a esistere molto dopo di lui.
Gli anni Ottanta senza nostalgia

Negli ultimi anni gli anni Ottanta sono stati raccontati quasi esclusivamente come un luogo della memoria felice.

Le biciclette, le sale giochi, le videocassette, la musica, le televisioni private. Un immaginario ormai codificato che spesso sfocia nella nostalgia.

Il weird può fare il contrario.

Può trasformare quella stessa memoria in qualcosa di ambiguo.

Ambientare la storia nella Latina degli anni Ottanta significa allontanarsi dagli scenari più battuti del fantastico internazionale e riportare l'orrore in un contesto italiano, riconoscibile, quasi familiare. È proprio questa familiarità a rendere ancora più destabilizzante l'irruzione dell'inspiegabile.
Il vinile come reliquia

La scelta del disco in vinile non appare casuale.

Viviamo nell'epoca dello streaming, della smaterializzazione dei contenuti, dell'accesso immediato a qualsiasi brano mai registrato.

Il vinile, invece, impone un rito.

Bisogna prenderlo, estrarlo dalla custodia, appoggiarlo sul piatto, abbassare la puntina, accettare il fruscio iniziale.

È un oggetto che richiede attenzione.

Ed è proprio questa ritualità a renderlo perfetto per una storia in cui la musica potrebbe non essere soltanto musica.

Nella tradizione weird gli oggetti sono raramente innocenti.

Libri, fotografie, dipinti, registrazioni e documenti diventano spesso strumenti attraverso cui l'ignoto entra nella realtà quotidiana.

Qui il disco sembra trasformarsi in un catalizzatore: non crea la rabbia di Chiara, ma la amplifica, la traduce in frequenze, la rende capace di alterare il mondo.
Un nuovo tassello del weird italiano

Negli ultimi anni qualcosa si è mosso anche in Italia.

Accanto ai grandi modelli internazionali, stanno emergendo autori che scelgono di confrontarsi con il weird senza limitarsi a riprodurne l'estetica.

È forse la trasformazione più interessante del fantastico italiano contemporaneo.

Non più cittadine immaginarie del New England o manieri gotici fuori dal tempo, ma paesaggi italiani, periferie, province e città che appartengono davvero alla nostra memoria collettiva.

L'ignoto non arriva necessariamente da luoghi remoti.

Può nascondersi lungo un viale assolato di Latina.

Può attendere dentro una custodia di cartone.

Può iniziare a parlare attraverso il fruscio di un vecchio disco.
Un'uscita da tenere d'occhio

Naturalmente sarà il racconto a parlare una volta pubblicato.

Ma già le premesse fanno de Il vinile degli antichi un titolo che merita attenzione per chi segue l'evoluzione del fantastico italiano e, in particolare, del weird contemporaneo.

Perché dimostra come sia ancora possibile costruire storie originali partendo da elementi quotidiani, trasformando un oggetto simbolo della cultura analogica in una porta verso l'inconoscibile e scegliendo una provincia italiana come teatro di un orrore che non ha bisogno di mostri in piena vista per lasciare il segno.

Se le promesse saranno mantenute, questo racconto potrebbe rappresentare uno degli esempi più interessanti di weird italiano degli ultimi anni, capace di coniugare immaginario cosmico, inquietudine psicologica e un'identità profondamente radicata nel nostro territorio.

Perché basta un disco che gira sul piatto, un fruscio appena percettibile e una ragazza che ha smesso di accettare il silenzio.

Da quel momento, la musica potrebbe non essere più l'unica cosa a propagarsi nell'aria.