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giovedì, luglio 02, 2026


 

Quando si pronuncia il nome di Howard Phillips Lovecraft, l'immaginario collettivo viene immediatamente invaso da immagini ormai entrate nella storia della letteratura: Cthulhu che dorme nelle profondità dell'oceano, Arkham avvolta nella nebbia, biblioteche proibite, culti dimenticati e divinità cosmiche indifferenti al destino dell'uomo.

Eppure esiste un altro Lovecraft.

Un autore molto diverso da quello che conosciamo.

Prima ancora di essere il padre dell'orrore cosmico, Lovecraft fu infatti un instancabile viaggiatore, un osservatore quasi maniacale dell'architettura americana, uno studioso della memoria storica e un esploratore di quelle città in cui il passato sembrava ancora respirare tra pietre, vicoli e antiche dimore.

È proprio questo aspetto, sorprendentemente poco conosciuto dal pubblico italiano, che viene finalmente riportato alla luce con "Lovecraft – Il viaggio a Charleston", il primo titolo della nuova collana I Viaggi di Lovecraft, dedicata alle esperienze di viaggio dello scrittore di Providence.

Si tratta di una pubblicazione che promette di offrire ai lettori una prospettiva completamente nuova sul suo universo creativo.


Un Lovecraft che pochi conoscono

Per molti lettori Lovecraft è esclusivamente l'autore dei racconti dei Miti di Cthulhu.

Ma chi ha approfondito la sua immensa produzione epistolare sa bene che il viaggio occupava un ruolo fondamentale nella sua vita.

Non era un semplice turista. 

Ogni spostamento diventava un'indagine.

Ogni città rappresentava un archivio vivente.

Ogni edificio era un frammento di storia da osservare, studiare e annotare.

Lovecraft percorreva centinaia di chilometri per visitare una vecchia chiesa coloniale, una biblioteca settecentesca o una strada rimasta immutata dal XVIII secolo. Nei suoi taccuini prendeva nota di tutto: prospettive urbane, dettagli architettonici, iscrizioni nei cimiteri, impressioni personali e atmosfere. Molte di queste osservazioni finiranno poi, trasformate e rielaborate, nelle ambientazioni dei suoi racconti.

Charleston: la città che conquistò Lovecraft

Fra tutte le città visitate, Charleston occupa un posto speciale.

Situata nel South Carolina, rappresentava per Lovecraft una delle ultime testimonianze autentiche dell'antica civiltà coloniale americana.

Passeggiando tra le sue strade, lo scrittore ebbe la sensazione di entrare in un luogo sospeso nel tempo.

Le eleganti dimore georgiane. Le chiese costruite nel Settecento. I giardini nascosti dietro cancellate in ferro battuto. Le piazze silenziose e i vecchi cimiteri.

Ogni elemento sembrava raccontare una storia dimenticata.

Charleston non era soltanto una città ma un'esperienza estetica e culturale.

Un luogo nel quale il passato continuava a vivere sotto la superficie del presente.

Questa percezione influenzò profondamente il modo in cui Lovecraft concepiva il rapporto tra memoria, storia e decadenza.

Il viaggio raccontato attraverso documenti autentici e inediti in Italia. Inoltre, l'aspetto che rende questa pubblicazione particolarmente interessante è il metodo con cui è costruita. Il volume non si limita a descrivere il soggiorno di Lovecraft ma lo ricostruisce.

Il lettore viene accompagnato lungo l'itinerario originale grazie a una ricca selezione di materiali documentari, tra cui: taccuini di viaggio gelosamente conservati alla John Hay University di Providence insieme ad appunti originali; disegni,  itinerari storici; documenti dell'epoca; testi rarissimi e, è bene ribadirlo, materiali mai tradotti prima in Italia.

Il Lettore può visitare e osservare Charleston praticamente attraverso gli occhi di H. P. Lovecraft.

Ogni edificio visitato acquista un significato nuovo.  Ogni strada diventa parte di un mosaico che aiuta a comprendere la nascita del suo immaginario.


Prima dell'orrore cosmico esisteva il fascino della storia

Una delle idee più diffuse su Lovecraft è che la sua narrativa nasca quasi esclusivamente dalla paura dell'ignoto cosmico. In realtà il suo immaginario affonda le radici anche nella storia. L'orrore lovecraftiano nasce spesso dall'incontro fra passato e presente. Da edifici sopravvissuti ai secoli.

Da città che sembrano custodire segreti troppo antichi. Da architetture che raccontano civiltà ormai perdute e Charleston rappresentava tutto questo.

Visitandola, Lovecraft trovava conferma della propria convinzione che il tempo non cancelli realmente il passato, ma lo nasconda sotto nuovi strati di storia.

È un concetto che ritroviamo continuamente nelle sue opere.

Sotto una casa può esistere una città dimenticata. Dietro una famiglia aristocratica può celarsi un'antica maledizione. Sotto la normalità può sopravvivere qualcosa di insondabile. Un tassello fondamentale per comprendere Lovecraft

Chi legge soltanto i racconti rischia di conoscere soltanto una parte del Sognatore di Providence.

I suoi viaggi raccontano invece moltissimo del suo metodo creativo.

Mostrano come osservasse il mondo. Come trasformasse luoghi reali in scenari letterari. Come l'architettura diventasse atmosfera. Come la storia diventasse inquietudine.

Per questo motivo Il viaggio a Charleston rappresenta molto più di un semplice saggio.

È uno strumento prezioso per capire da dove nascono molte delle immagini che hanno reso immortale la sua narrativa.

Nel panorama editoriale italiano mancava un'opera dedicata a questo aspetto della vita di Lovecraft.

La pubblicazione di questo volume colma finalmente una lacuna importante. Non soltanto perché propone materiali finora inediti nel nostro Paese, ma perché amplia il modo stesso in cui possiamo leggere Lovecraft.

Non più soltanto autore di racconti horror. Ma osservatore della storia. Viaggiatore. Studioso dell'America coloniale. Appassionato di urbanistica storica. Collezionista di atmosfere e non certo recluso!



L'inizio della collana I Viaggi di Lovecraft

L'uscita di Lovecraft – Il viaggio a Charleston inaugura una collana che potrebbe rivelarsi particolarmente interessante per studiosi e appassionati.

L'idea di seguire Lovecraft attraverso i suoi spostamenti permette infatti di riscoprire una parte della sua produzione rimasta per lungo tempo in secondo piano.

Ogni città visitata contribuì, in misura diversa, alla formazione del suo immaginario.

Ogni itinerario rappresenta un tassello della sua evoluzione artistica.

È un approccio originale, capace di mostrare il lato più concreto di uno degli autori più visionari del Novecento.

Perché leggere questo libro?

Chi ama Lovecraft troverà un autore diverso, più umano e sorprendentemente vicino al lettore.

Chi si interessa di storia americana scoprirà un prezioso documento sulla Charleston degli anni Venti.

Gli appassionati di architettura coloniale e di urbanistica storica potranno osservare la città attraverso gli occhi di uno dei suoi più appassionati estimatori.

E chi semplicemente ama la grande letteratura comprenderà meglio come nascano le idee che, qualche anno più tardi, avrebbero dato vita ai racconti destinati a cambiare per sempre il genere fantastico.


Conclusioni

Forse il contributo più importante di questo volume è ricordarci una verità spesso dimenticata: l'immaginazione non nasce nel vuoto.

Anche uno scrittore capace di concepire divinità cosmiche, città impossibili e orrori oltre la comprensione umana aveva bisogno di camminare, osservare, prendere appunti, lasciarsi suggestionare da un portone antico o da una strada silenziosa.

Prima di Arkham c'erano le città reali.

Prima di Innsmouth c'erano i porti dell'America coloniale.

Prima di Cthulhu c'erano luoghi come Charleston, dove la storia sembrava parlare ancora attraverso le pietre.

Lovecraft – Il viaggio a Charleston invita il lettore a percorrere quelle stesse strade, mostrando come il viaggio possa trasformarsi in letteratura e come la memoria dei luoghi possa diventare la materia prima dell'immaginazione.

Per chi desidera conoscere il volto meno noto del Solitario di Providence, questa è una lettura che merita sicuramente attenzione.

venerdì, giugno 26, 2026

 

IL VINILE DEGLI ANTICHI











C'è qualcosa di profondamente inquietante negli oggetti analogici.

Non perché siano vecchi, ma perché conservano il tempo. Un vinile non contiene soltanto musica: custodisce graffi, polvere, usura, mani che lo hanno sfiorato, stanze in cui ha suonato, vite che si sono consumate mentre il piatto girava. È una memoria fisica, imperfetta, che continua a esistere anche quando nessuno la ascolta.

Forse è proprio per questo che il vinile rappresenta uno degli oggetti più adatti a diventare protagonista di una storia weird.

Con Il vinile degli antichi, il nuovo racconto lungo di Claudio Foti, in uscita su Fantasy Magazine, l'orrore cosmico incontra la provincia italiana degli anni Ottanta, dando forma a una storia che promette di muoversi lungo il confine dove finiscono i ricordi e iniziano le ossessioni.
Un vinile, una ragazza, una rabbia che trova una voce

La vicenda si svolge nella Latina degli anni Ottanta, una città moderna solo in apparenza, dove sotto i viali ordinati e le geometrie razionaliste sembra covare qualcosa di molto più oscuro.

La protagonista è Chiara, un'adolescente emarginata, schiacciata dal giudizio degli altri e attraversata da una rabbia che nessuno sembra voler ascoltare.

Poi arriva un vinile.

Non un semplice disco, ma un oggetto maledetto, capace di emettere frequenze impossibili, suoni che sembrano rispondere direttamente al suo dolore e alla sua indignazione. Da quel momento la realtà inizia a deformarsi. Chi ha scelto di umiliarla scopre che il proprio disprezzo può trasformarsi in una sinfonia terrificante. E Chiara, finalmente, trova il modo di dirigere quell'orchestra invisibile.

Una premessa che suggerisce un intreccio in cui il soprannaturale non irrompe dall'esterno, ma amplifica emozioni profondamente umane: la solitudine, il desiderio di rivalsa, il peso dell'esclusione.
Il weird non vuole spaventarti. Vuole cambiare il modo in cui guardi il mondo.

Esiste una differenza fondamentale tra horror e weird.

L'horror tradizionale mette in scena una minaccia. Un mostro. Un assassino. Una casa infestata. Il lettore sa, più o meno, quali siano le regole del gioco.

Il weird, invece, fa qualcosa di molto più radicale.

Mette in discussione la realtà stessa.

Non ci chiede di credere ai fantasmi. Ci suggerisce che la nostra idea dell'universo potrebbe essere sbagliata. Che dietro la normalità esista un ordine diverso, inconoscibile, forse indifferente alla presenza umana.

È una narrativa che non cerca il salto sulla sedia, ma quel sottile disagio che continua a crescere anche dopo aver chiuso il libro.

In questo senso, parlare di horror cosmico significa parlare soprattutto di prospettiva.

L'essere umano smette di essere il protagonista della storia per diventare un osservatore accidentale di qualcosa che lo precede e che probabilmente continuerà a esistere molto dopo di lui.
Gli anni Ottanta senza nostalgia

Negli ultimi anni gli anni Ottanta sono stati raccontati quasi esclusivamente come un luogo della memoria felice.

Le biciclette, le sale giochi, le videocassette, la musica, le televisioni private. Un immaginario ormai codificato che spesso sfocia nella nostalgia.

Il weird può fare il contrario.

Può trasformare quella stessa memoria in qualcosa di ambiguo.

Ambientare la storia nella Latina degli anni Ottanta significa allontanarsi dagli scenari più battuti del fantastico internazionale e riportare l'orrore in un contesto italiano, riconoscibile, quasi familiare. È proprio questa familiarità a rendere ancora più destabilizzante l'irruzione dell'inspiegabile.
Il vinile come reliquia

La scelta del disco in vinile non appare casuale.

Viviamo nell'epoca dello streaming, della smaterializzazione dei contenuti, dell'accesso immediato a qualsiasi brano mai registrato.

Il vinile, invece, impone un rito.

Bisogna prenderlo, estrarlo dalla custodia, appoggiarlo sul piatto, abbassare la puntina, accettare il fruscio iniziale.

È un oggetto che richiede attenzione.

Ed è proprio questa ritualità a renderlo perfetto per una storia in cui la musica potrebbe non essere soltanto musica.

Nella tradizione weird gli oggetti sono raramente innocenti.

Libri, fotografie, dipinti, registrazioni e documenti diventano spesso strumenti attraverso cui l'ignoto entra nella realtà quotidiana.

Qui il disco sembra trasformarsi in un catalizzatore: non crea la rabbia di Chiara, ma la amplifica, la traduce in frequenze, la rende capace di alterare il mondo.
Un nuovo tassello del weird italiano

Negli ultimi anni qualcosa si è mosso anche in Italia.

Accanto ai grandi modelli internazionali, stanno emergendo autori che scelgono di confrontarsi con il weird senza limitarsi a riprodurne l'estetica.

È forse la trasformazione più interessante del fantastico italiano contemporaneo.

Non più cittadine immaginarie del New England o manieri gotici fuori dal tempo, ma paesaggi italiani, periferie, province e città che appartengono davvero alla nostra memoria collettiva.

L'ignoto non arriva necessariamente da luoghi remoti.

Può nascondersi lungo un viale assolato di Latina.

Può attendere dentro una custodia di cartone.

Può iniziare a parlare attraverso il fruscio di un vecchio disco.
Un'uscita da tenere d'occhio

Naturalmente sarà il racconto a parlare una volta pubblicato.

Ma già le premesse fanno de Il vinile degli antichi un titolo che merita attenzione per chi segue l'evoluzione del fantastico italiano e, in particolare, del weird contemporaneo.

Perché dimostra come sia ancora possibile costruire storie originali partendo da elementi quotidiani, trasformando un oggetto simbolo della cultura analogica in una porta verso l'inconoscibile e scegliendo una provincia italiana come teatro di un orrore che non ha bisogno di mostri in piena vista per lasciare il segno.

Se le promesse saranno mantenute, questo racconto potrebbe rappresentare uno degli esempi più interessanti di weird italiano degli ultimi anni, capace di coniugare immaginario cosmico, inquietudine psicologica e un'identità profondamente radicata nel nostro territorio.

Perché basta un disco che gira sul piatto, un fruscio appena percettibile e una ragazza che ha smesso di accettare il silenzio.

Da quel momento, la musica potrebbe non essere più l'unica cosa a propagarsi nell'aria.

mercoledì, gennaio 21, 2026

 I Miti di Arkham

Il Sognatore e la Poetessa



Dalle ceneri di una collana leggendaria, una nuova edizione rinasce come una fenice, portando alla luce una storia che il tempo aveva cercato di cancellare. 

Questo volume svela l'amore segreto tra H.P. Lovecraft, il Sognatore di Providence, e Virginia, la Poetessa del Maine. 

Una passione documentata, mai confermata da decenni di silenzi, ora ricostruita attraverso lettere inedite, documenti privati e le opere di Virginia, alcune scritte insieme a Howard P. Lovecraft.

Una collana fuori dagli schemi, scomoda e coraggiosa, che non teme di rompere i miti consolidati e di mostrare il Lovecraft più autentico, umano e appassionato. Perché l'amore, anche quello negato, lascia tracce indelebili: in queste pagine riecheggiano le parole di Sonia Lovecraft, che un giorno disse riferendosi a suo marito H. P. Lovecraft : "L'ho strappato dalle braccia della Jackson".

Un saggio che non si può ridurre a poche righe: un viaggio nel cuore e nella mente di due anime legate da parole, poesia e segreti mai raccontati.


LEGGILO QUI!

giovedì, novembre 20, 2025


Il distillato di Selene Orne 

Nel 2047 le coste urbane sono diventate metropoli verticali, la biotecnologia è quotidiana e le grandi famiglie antiche si sono adattate al mondo nuovo. La dinastia Orne, che porta nei suoi membri tratti fisici residue di una lontana parentela acquatica (squame, branchie primitive, pelle iridescente), ha vissuto a lungo ai margini, nascosta in isole private o in enclave costiere. Selene Orne, biologa sintetica e ultima discendente della linea diretta, ha un’ossessione: permettere agli Orne di vivere senza più dover nascondere la propria natura.
Selene sviluppa un “distillato”: un fluido serum‑like che, somministrato in microdosi e attivato dalla fisiologia Orne, induce una trasformazione temporanea dell’epidermide e dei tratti esteriori, rendendo la pelle visivamente e tatticamente indistinguibile da quella umana. Al nucleo di questo fluido c’è una componente narrativa: frammenti di DNA ricodificato e molecole di mRNA sintetico che agiscono come “messaggeri temporanei” - non per alterare la linea germinale, ma per regolare l’espressione proteica a breve termine, permettendo agli Orne di assumere aspetti umani abbastanza a lungo da integrarsi nella società.
La scoperta è rivoluzionaria e pericolosa. Da un lato apre la via all’inclusione: lavoro, relazioni, diritti civili. Dall’altro genera dipendenza, mercato nero e pressioni politiche: corporazioni biotech vogliono produrre il distillato in massa; governi temono rischi di sicurezza; gruppi radicali umani chiedono regolamentazioni o divieti; alcuni Orne vedono nel distillato una minaccia all’identità. Selene deve difendere la sua creazione da chi vuole privatizzarla o distruggerla, mentre lotta con il limite etico del controllo genetico e con il prezzo personale della trasformazione.
Il racconto esplora identità, autenticità, e il costo dell’integrazione: il distillato permette di essere “accettati”, ma a quale prezzo? Selene scopre che la trasformazione non è neutra - altera qualcosa nel ricordo corporeo degli Orne, nelle loro reazioni istintive, e alcuni soggetti perdono connessioni con il mare. Alla fine Selene dovrà scegliere se diffondere la sua scoperta, nasconderla o modificarla per preservare l’essenza della dinastia.


 

lunedì, novembre 10, 2025


Lovecraft e Houdini Indagano: quando il carteggio diventa un ponte tra storia e soprannaturale

Ci sono incontri che, pur essendo avvenuti in maniera poco nota e soprattutto poco divulgata, possiedono una forza evocativa tale da sembrare inevitabili. È il caso di "Lovecraft e Houdini Indagano" racconto epistolare tratto da una storia vera e documentata, che mette in dialogo due figure cardine del Novecento: da un lato H. P. Lovecraft, il solitario di Providence, maestro dell’orrore cosmico; dall’altro Harry Houdini, l’illusionista che ha trasformato la sfida al mistero in arte.

Il testo romanzato prende avvio nel gennaio del 1924, per mezzo di un fittizio scambio di lettere che ha il pregio, ed è il mezzo per illustrarci su un’America ancora sospesa tra superstizioni popolari, sedute spiritiche e le promesse ingannevoli dei medium. Lovecraft, da Arkham, confida a Houdini le sue ricerche su una setta di spiritisti che infesta il New England: un mondo di ombre, riti e inquietudini che sembra oltrepassare la semplice frode. Houdini, da sempre impegnato a smascherare ciarlatani e illusioni, risponde con la scoperta di una donna enigmatica, Lady Evangeline, la cui arte di evocare i morti cela una trama di manipolazioni sottili e pericolose.

Ciò che rende questo racconto affascinante non è soltanto la potenza immaginativa dell’intreccio, ma la capacità dell’autore di far dialogare due mentalità apparentemente opposte: lo scetticismo razionale di Houdini e la sensibilità visionaria di Lovecraft. La loro corrispondenza diventa così una sorta di laboratorio narrativo in cui si incontrano e scontrano ragione e mito, logica e incubo.

Il lettore si ritrova immerso in un percorso fatto di falsi profeti, rituali opachi, manipolazioni psicologiche e forze che sembrano affiorare dai territori dell’inconscio più che da quelli del sovrannaturale. Attraverso lo scambio di lettere, la tensione cresce progressivamente, fino a suggerire l’esistenza di un “male” che non si limita a ingannare i sensi, ma tenta di insinuarsi nella mente e nella percezione stessa della realtà.

"Lovecraft e Houdini Indagano" si distingue per l’abilità con cui fonde fonti storiche, immaginazione e atmosfera gotica, trasformando un semplice carteggio in un’indagine metafisica. Qui non si tratta solo di rendere omaggio a due icone del secolo scorso, ma di farne un dialogo vivo, credibile, pulsante. Il risultato è un racconto che affascina gli appassionati di letteratura fantastica, incuriosisce i cultori della Storia e cattura chiunque apprezzi le narrazioni in cui il confine tra realtà e illusione si assottiglia.

Tra nebbie d’oltreoceano, stanze buie, sospetti e rivelazioni, il lettore si trova così coinvolto in una ricerca che non è soltanto quella della verità esterna, ma anche - e soprattutto - della verità dentro l’illusione. Un viaggio che rende omaggio allo spirito dell’epoca e alla genialità di due menti destinate, almeno in queste pagine, a incontrarsi nel punto esatto dove nasce il mistero.

 

giovedì, marzo 20, 2025

 


IL BANCHETTO DI THOMAS BLAKE



IL BANCHETTO DI THOMAS BLAKE

La Dinastia Orne

Nel 2005, un ristorante misterioso si affaccia sulla costa a nord di Boston, nei pressi di un vecchio mercato del pesce. Rinomato tra le élite cittadine, il locale offre un’esperienza gastronomica ineguagliabile, grazie all’enigmatico chef Gideon Orne. Nessuno sa molto di lui, se non che discende da una famiglia antica e dimenticata della zona. Il suo aspetto è disturbante. Eppure, il suo carisma oscuro e la sua fama di visionario gastronomico attirano gli uomini più ricchi e potenti della società.
Gideon non cucina semplicemente per piacere: ogni piatto servito è parte di un rituale oscuro. Odia i suoi clienti, ritenendoli la causa della decadenza del mondo moderno, ma ha bisogno di loro. Ogni pietanza preparata accuratamente e consumata inconsapevolmente dalle élite è un’offerta agli abissi, un passo verso il completamento di un rito che Thomas Blake, un giornalista di cronaca nera noto per il suo cinismo e il suo stile aggressivo, cerca di portare alla luce.